Gli animali, veri o di fantasia, aiutano i bambini a crescere

Accompagnare la crescita dei nostri bambini con la presenza di un animale può rappresentare un valore aggiunto all’educazione e al tipo di esperienze che intendiamo far vivere ai nostri figli. Un animale, infatti, educa alla “diversità”, perché dimostra al bambino che non esistiamo soltanto noi umani, ma anche altri esseri viventi che meritano rispetto e che sono in grado di offrirci molto dal punto di vista affettivo.
Tuttavia, la scelta di adottare un cucciolo (o un animale in genere) non deve essere presa alla leggera: la prima cosa da insegnare ad un bambino è infatti l’enorme responsabilità che un animale comporta. Un cane o un gatto necessitano di cure e attenzioni e non devono essere considerati “giocattoli”, piuttosto, è opportuno paragonarli a dei compagni di vita e di avventure, ma sempre nel reciproco rispetto della loro specifica natura.
I bambini che crescono con gli animali domestici hanno sicuramente una capacità empatica, di leggere e comprendere le emozioni e i comportamenti altrui maggiore, proprio perchè allenati fin dalla più tenera età all’osservazione di un essere vivente ricco di bisogni fisici ma anche psicologici come un animale, ma difficilmente interpretabili.
I benefici sono quindi a livello psicologico ed educativo: interagire con l’animale mette in moto il desiderio di curare un altro essere vivente di sperimentarsi in una relazione. A livello educativo insegna ad attendere i tempi dell’altro e la virtù della pazienza.
Inoltre ci sono benefici fisici legati all’attività motoria che il bambino può fare insieme al suo amico a quattro zampe, nonché sociali: un bimbo insieme al suo animale cattura sempre l’attenzione e suscita simpatia immediata.
I bambini a partire dai 2 anni possono essere attratti da un animale a causa della diversità fisica (grandi orecchie, pelo soffice, coda, strani e buffi movimenti …) ma al contempo non comprendere ancora le necessità e le esigenze specifiche del 4 zampe. Dai 4-6 anni possono essere più responsabilizzati e attratti da questa importante relazione.
Sicuramente un bambino che fin da piccolissimo convive con un animale avrà dei benefici maggiori.

Quali animali domestici sono “più indicati” per i bambini?
Sicuramente è il cane: proprio per la sua storia evolutiva, con una lunghissima storia  di domesticazione è l’animale con cui  si riesce maggiormente a comunicare .
Ma anche altri piccoli animali come gatti, uccellini, ecc. possono essere compagni importanti per la crescita, non solo del piccolo ma dell’intero nucleo familiare.
L’importante è sempre interpellare un veterinario di fiducia che consigli l’animale che maggiormente può adattarsi a quel contesto di famiglia, tenendo contro sia degli spazi che del tempo da dedicare al compagno peloso.

Molto spesso i genitori tendono a regalare un cucciolo per soddisfare i capricci dei bambini, senza tenere conto dell’impegno effettivo che un animale comporta. …
Ogni relazione, inclusa quella con gli animali, va coltivata con pazienza, impegno e attenzione. Famiglie si sono ricomposte grazie alla presenza di un cucciolo dopo lutti o separazioni! Famiglie in cui il comportamento del cane era una spia per un disagio ben più profondo.
Una scelta consapevole e forse rimandata nel tempo al momento giusto, è la scelta migliore che porta a un rapporto ottimale.
La prima cosa che bisogna fare è quella di spiegare tutte le difficoltà dell’avere un animale in modo da rafforzare la volontà dei genitori.

In generale, quali sono le regole per una corretta convivenza e un sano rapporto tra bambino e animale?
Sanità fisica psicologica e condizioni di benessere dell’animale, oltre alle normali regole igienico sanitarie, un controllo sempre presente da parte di un adulto in presenza di cani e bambini e il pensare che quando in famiglia entra un animale avremo un po’ più da fare… ma la gioia accompagnerà tutti i giorni!

Che il rapporto con gli animali porti benefici all’uomo è dimostrato e confermato dal progressivo ricorso alla pet-therapy …
Spesso le terapie tradizionali, necessarie e di primaria importanza, si trovano a fare i conti con la poca motivazione o interesse del paziente a progredire. L’animale molte volte è un “leva motivazionale” importante per un bambino: operare insieme al cucciolo significa giocare con lui. È compito dello specialista utilizzare questa motivazione per un dettagliato e rigoroso programma educativo e/o riabilitativo.

Quali sono gli effetti terapeutici che la pet-therapy si prefigge di raggiungere?
Gli effetti vertono sull’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), sull’area cognitiva (bambini con disturbi psichiatrici e neurologici) emotiva (bambini con difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e motoria (bambini con problemi neuromotori).
I piccoli con difficoltà ad aprirsi possono trovare nello specialista in pet therapy una figura di riferimento che si adopera opera insieme a un compagno particolare.
Altro settore è quello della riabilitazione motoria con l’animale in cui il cane o il cavallo fungono da importante motivatore al recupero psicofisico.
Chi opera nel campo della pet therapy è un professionista esperto formato nel settore psicologico, medico veterinario ecc e che collabora costantemente con le figure di riferimento del piccolo paziente.

Per quali soggetti è più indicata? Perché è particolarmente adatta ai bambini?
La pet therapy, intesa come terapia specifica, è indicata per tutti coloro che presentano problemi di comunicazione, di relazione e di socializzazione.
Per l’autismo, i disturbi pervasivi dello sviluppo, i disturbi del comportamento e psichiatrici è uno strumento riabilitativo importante.
Anche per i bambini con malattia cronica è sicuramente uno strumento importante, monitorando l’aspetto di salute e la fase di malattia a livello psicologico.

La pet-therapy inizia ad essere utilizzata anche negli approcci educativi tradizionali, cioè non solo come terapia vera e propria, ma nella prevenzione di problemi affettivi e relazionali. Perché?
L’aspetto educativo della relazione bambino animale può esser visto con l’obiettivo del benessere e di una miglior qualità di vita.
In molte scuole di alcuni paesi europei e nord americani esistono oramai da anni veri e propri protocolli di percorsi educativi alla relazione con l’animale per cui i bambini sia nella propria classe che nel doposcuola possono avere un contatto diretto con i 4 zampe. E’ un rapporto con un forte impatto emotivo che stimola il benessere del piccolo e permette di portare alla luce eventuali problemi di adattamento e difficoltà transitorie del bambino.

 

Gli animali come terapia

La Pet Therapy (terapia con gli animali) consiste nell’utilizzare un animale domestico come il cane, il gatto oppure il cavallo o il delfino, per la riabilitazione, la cura e il benessere soprattutto nel bambino, ma anche nell’adulto e nell’anziano. Ormai sono numerose le ricerche che dimostrano che stare con gli animali fa bene alla salute. Riduce l’ansia, fa sentire meno depressi, diminuisce i rischi delle patologie cardiache.

Inoltre attraverso il rapporto interpersonale con l’animale e con l’aiuto di un terapeuta, il bambino che ha vissuto esperienze negative, come un prolungato ricovero in ospedale, può ritrovare attraverso questa terapia un clima di benessere globale. Infatti potersi occupare di un animale, riduce lo stress e trasmette un senso di calore e fiducia. La Pet Therapy oltre a essere utilizzata per migliorare la qualità della vita nei bambini con degli handicap, inizia a essere utilizzata, anche in Italia, per affiancare approcci educativi tradizionali. Infatti il rapporto con l’animale ha la funzione di prevenire oltre che di curare problemi psicologici, affettivi e relazionali. Per questo, in via sperimentale, in alcuni asili nido sono stati introdotti degli animali domestici. Dai bambini questo tipo di iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo. E’ sicuramente un modo per offrire al bambino nuove emozioni e nuovi stimoli tattili che lo aiuteranno a crescere più sereno. Questo particolare rapporto con l’animale, mediato dall’educatrice, aiuta inoltre il bambino a non strutturare in seguito paure verso gli animali domestici.

Anche negli ospedali pediatrici si inizia prendere in considerazione questa particolare terapia. e, sembra che questo possa abbreviare i tempi di convalescenza.

Terapie particolari: ippoterapia La riabilitazione con il cavallo è destinata bambini con disturbi neuromotori, motori, sensoriali e relazionali. Anche in Italia sono molti i centri con personale qualificato per utilizzare la tecnica equestre come metodo rieducativo. L’equitazione terapeutica oltre che per curare gli handicap fisici, può essere utilizzata, per i suoi aspetti pedagogici, anche per aiutare i bambini che manifestano difficoltà di linguaggio, apprendimento e disturbi del comportamento. Durante le sedute con il cavallo vengono impiegati tutti i sensi grazie ai tantissimi stimoli prodotti dall’animale. Inoltre, questo particolare rapporto con il cavallo offre al bambino una serie di vantaggi psicologici come, per esempio, l’aumento dell’autostima.

La scelta di tenere un animale, può avere molte ragioni, non sempre valide. O per ovviare alla solitudine o per moda come nel caso dei cani dalmata dopo l’uscita del film “la carica dei 101″, dimenticando l’impegno che questi piccoli amici comportano. Anche quando lo si fa pensando al bene di un bambino, spesso non si valutano attentamente i problemi di gestione che possono nascere. Oltre alle cure quotidiane, ci si deve occupare, per esempio, di come sistemare l’animale quando ci si deve assentare da casa per un periodo più o meno lungo. Tuttavia, se si pensa al bene del bambino vale la pena di tenere un animale, perchè la sua presenza può essere di grande aiuto per lo sviluppo affettivo del piccolo. Attraverso la relazione con l’animale il bambino riesce infatti a esprimere meglio sentimenti che altrimenti non sarebbe capace di manifestare in maniera così diretta.

 

Meccanismi psicologici

Il rapporto tra bambino e animale spesso implica alcuni processi mentali inconsci che lo aiutano nel naturale processo di crescita psicologica.
Per esempio, la proiezione è un processo inconscio per cui si trasferiscono nel mondo esterno i propri stati d’animo, le proprie emozioni. Infatti, molto spesso, attraverso questo meccanismo, le persone scaricano sugli animali le proprie ansie, le proprie insoddisfazioni. Per questo, il rapporto con l’animale offre al bambino la possibilità di una maggiore stabilità emotiva. Infatti, per il bambino, il cane o il gatto diventano la proiezione di se stesso. E, attraverso questo gioco inconscio riuscirà a dominare più facilmente le situazioni di ansia e paura, che necessariamente insorgono durante la sua crescita.
Anche l’identificazione è un processo fondamentale per lo sviluppo psicologico del bambino. E’ un procedimento psichico dove si introiettano sentimenti e valori di un altro individuo imitandone il comportamento.
Il piccolo identificandosi con un cucciolo, può riuscire a esprimere sentimenti che altrimenti non sarebbe capare di esternare. In questo senso il cane o il gatto può essere visto come lo specchio dove il bambino può riconoscere alcune parti di sè.

 

Vantaggi psicologici

Avere un animale per amico, aiuta il bambino a esprimere l’immenso bisogno che ha di dare e ricevere amore.
Inoltre, accudire un animale permette di sviluppare un forte senso di responsabilità anche nel bambino di pochi anni. Tra loro nasce una certa complicità, e anche se qualche volta il bambino fa qualche piccolo dispetto, l’animale, in genere, si dimostra molto tollerante, perchè avverte che nel piccolo non c’è alcuna intenzione di fargli del male.
Vivere con un cucciolo aiuta il bambino ad adattarsi a ritmi ed esigenze diverse dalle proprie. Per esempio, inizia a comprendere che esistono modi diversi per manifestare e ricevere affetto, come ascoltare le fusa del gatto o accarezzare il pelo del cane.
Abitare con un animale consente al piccolo di affrontare in modo naturale i grandi temi della vita: la nascita, l’accoppiamento, la sofferenza e la morte, spesso rimossi dal mondo degli adulti. In queste situazioni è importante che i genitori siano solidali con il dolore del piccolo, aiutandolo a capire che la morte lo ha separato da lui solo materialmente, ma non nel ricordo. Solo così, in seguito, il bambino potrà amare un nuovo cucciolo.
Ci sono situazioni familiari, come la nascita di un fratellino, in cui il bambino prova un senso di esclusione. in questo caso potersi occupare di un gatto o di un cane, aiuta il piccolo a superare la gelosia per il nuovo nato.

 

Quando può iniziare la convivenza con l’animale?

Anche un neonato, con le dovute precauzioni, può vivere vicino a un animale, senza correre alcun pericolo, anzi si abituerà gradualmente a convivere con lui. L’importante è che i genitori osservino, per i primi tempi, il comportamento del cane o del gatto, per controllare che la gelosia verso il piccolo non venga manifestata con gesti troppo aggressivi. Di solito, dopo qualche giorno, se l’animale non si sente trascurato, accetterà il bambino e si accontenterà di osservarlo a distanza.

 

Rapporto bambino-animale che non vive in famiglia

Se il bambino è abituato a vivere con gli animali penserà che anche gli animali di altre persone o randagi, siano abituati alla sua presenza, per cui tenderà a comportarsi con loro come con il cane o il gatto di casa. In questi casi, i genitori dovranno limitare la loro naturale fiducia, spiegandogli qualcosa di più sul mondo degli animali. Ad esempio che ci sono degli animali abituati a vivere con dei bambini, altri addestrati per fare la guardia, altri ancora incattiviti, perchè abbandonati o maltrattati.
Un discorso a parte va fatto se il piccolo non è abituato a vivere con gli animali. Infatti spesso il bambino rischia di utilizzare sia per la paura sia per la scarsa conoscenza delle loro reazioni. E’ importante, in questi casi, che i genitori spieghino al bambino che gli animali sono essere viventi molto diversi dai suoi inanimati e amati peluche e che se si sentono in pericolo possono reagire mordendo o graffiando.
Non preoccupiamoci se in casa non abbiamo animali domestici. Non è necessario, soprattutto se non vi sono le condizioni. Si possono, infatti, creare le occasioni per avvicinare i bambini agli animali in vari modi, da una visita a una fattoria, a una gita in campagna, in un maneggio, all’acquario. L’importante è dare la possibilità ai propri bambini di poter vivere a contatto con il  mondo animale in tutta la sua varietà e ricchezza.

 

Gli animali preferiti dai bambini: il cane, il gatto.

Il cane e il gatto sono gli animali che attirano maggiormente il bambino, perchè con loro, anche se in modo diverso, ha la possibilità di interagire e stabilire un vero e proprio rapporto di amicizia.
Con il cane il piccolo riesce da subito a stabilire un rapporto affettivo attraverso il gioco. infatti uno dei giochi preferiti dal bambino, quando ancora sta sul seggiolone, è quello di lanciare ripetutamente i giochini che ha a portata di mano e aspettare che la mamma glieli riporti. Il cane, del resto, ha innato l’istinto di recuperare gli oggetti. Proprio per questo, molto spesso, capita di vedere un bambino che tira una palla al suo cane e l’animale che gliela riporta invitandolo con atteggiamenti inequivocabili a ributtarla per continuare il gioco. Ed è proprio attraverso questo gioco che tra cane e bambino nasce un legame che appaga entrambi.
Quando il bambino inizia a camminare , prima di conquistare una totale autonomia, cerca in qualche modo di rimanere simbolicamente “legato” alla mamma, per cui per sentirsi più sicuro, molto spesso si diverte a trascinare un oggetto legato a una corda. Anche in questo caso, il cane può assumere un ruolo importante, prendendo il posto del gioco inanimato. Il bambino infatti, può portare al guinzaglio il suo cucciolo, che corre, poi rallenta, gli sfugge dalle mani, per poi tornare felice da lui. Questo andare e venire del cane aiuta il bambino a superare serenamente la naturale paura del distacco. Il cane, in genere, è molto affettuoso con il piccolo, lo riempie di feste ogni volta che lo rivede. Questo rende più sicuro il bambino, perchè si accorge di essere importante per il suo amico a quattro zampe.
Il gatto è sicuramente un animale più indipendente del cane, ma non per questo meno affettuoso. Mentre è possibile affermare di possedere un cane, con un gatto questa espressione è meno adatta, infatti il micio ha uno stile di vita piuttosto indipendente e difficilmente prende ordini dal padrone. Questo a volte può non gratificare il bambino, perchè non vengono soddisfatte immediatamente dal gatto le sue richieste di gioco. Ma basteranno pochi giorni di convivenza per diventare amici: il gatto è furbo e intelligente, sa come conquistare il suo piccolo padrone. Quando avrà voglia, il micio inizierà ad andare vicino al bambino, strofinerà il suo corpo vellutato e caldo sulle gambe del piccolo, giocherà con una pallina, correndo per tutta la casa e poi stanco si acciambellerà sulle sue ginocchia. In genere, il bambino è attratto dal gatto dopo i due anni, quando ha acquisito una completa abilità motoria: il micio si muove molto velocemente e uno dei divertimenti del piccolo è seguirlo mentre rincorre una pallina o un altro oggetto. Crescendo il bambino scopre altri giochi da fare con il suo cucciolo: per esempio, possono giocare insieme a nascondino. il gatto è abilissimo a nascondersi e appena si accorge di essere visto, fugge in un altro rifugio.

 

BAMBINI E ANIMALI UNA PALESTRA EMOTIVA

Attraverso la relazione con l’animale, il bambino si apre a repertori relazionali cognitivi ed emozionali unici.
Da un’indagine realizzata nel 2000 è risultato che il 79% dei bambini desidererebbe avere un animale domestico. E in una ricerca svolta in Inghilterra su bambini di 7-8 anni è emerso che essi hanno in genere un rapporto preferenziale con i loro animali domestici, in particolare con i cani e con i gatti.
Stare con gli animali fa bene ai bambini? Verrebbe intuitivamente da rispondere di sì. Molte ricerche, in particolar modo quelle del francese Hubert Montagner, hanno messo in evidenza come l’animale rappresenti per il bambino una sorta di ginnastica mentale, di ricostituente che permette di immagazzinare tutta una serie di modelli cognitivi da applicare poi alla realtà che lo circonda.
In particolare è stato evidenziato il ruolo che un rapporto positivo del bambino con l’animale riveste nel facilitare la comprensione del diverso. L’animale richiama i principi di analogia, di somiglianza, a volte omologia e tuttavia resta il diverso per antonomasia. Il ragazzo che si abitua a vivere accanto all’animale, e pertanto ad interagire nella quotidianità con un amico differente da lui, in seguito non avrà bisogno di abitare in un mondo omologato per sentirsi tranquillo. In altri termini manifesterà una minore ansia di uniformità verso tutto ciò che lo circonda, sarà cioè meno turbato nel trovarsi di fronte un interlocutore che presenti una qualche diversità. Inoltre, proprio in virtù della sua diversità, l’animale stimola fortemente l’immaginario del bambino, rafforzando la sua fantasia; sono unici infatti gli stimoli che l’animale sa infondere nel bambino richiamando la sua attenzione, ponendogli dei problemi, suggerendogli delle possibili soluzioni.
La relazione bambino-animale, basata prevalentemente sull’interazine fisica, comporta anche un miglioramento della capacità di comunicazione, in particolare dell’acquisizione del linguaggio e della competenza verbale. I pets funzionerebbero sia come stimolo verbale, promuovendo la comunicazione del bambino in forma di lodi, ordini, incoraggiamenti, punizioni, sia come pazienti interlocutori. Il “dialogo” con l’animale rappresenta, quindi, una palestra logopedica spontanea che vede nella comprensione da parte dell’animale un forte rinforzo positivo. Inoltre il bambino si rende conto che per comunicare non si usano solo le parole ma anche i gesti, il movimento del corpo, le posture e in breve tempo arriva a comprendere che ogni verso o postura ha un significato: il gatto miagola quando vede il cibo, fa le fusa quando è contento, il cane scodinzola e abbassa il posteriore quando vuole giocare, ringhia per difendere la proprietà…E’ come se la sua dimensione comunicativa si arricchisse di un nuovo catalogo costituito da suoni ma altresì da movimenti e posture, ovvero da interazioni tutte da esplorare.

L’amico animale gioca un ruolo essenziale nel lenire lo stress. Secondo alcune indagini, la motivazione che più frequentemente porta l’attenzione del bambino verso il referente animale è per l’appunto la ricerca di conforto. L’animale, compagno di giochi e custode di segreti estranei al mondo degli adulti, diviene una presenza essenziale in quelle famiglie dove il ragazzo è figlio unico, un ponte affettivo che il bambino utilizza per evitare di chiudersi in se stesso quando si trova in difficoltà. Affidarsi all’animale significa pertanto assicurarsi quel senso di sicurezza e protezione che è caratteristico delle relazioni affettive, vale a dire il poter contare sull’altro senza il timore d’essere giudicati.  Da uno studio condotto presso l’Università di Bonn si è potuto evidenziare che, tra i bambini di genitori separati, quelli che hanno vissuto il primo anno dopo la separazione in compagnia di un animale domestico hanno dimostrato minore aggressività e maggiore integrazione sociale rispetto ai bambini che hanno trascorso questo periodo da soli; questi ultimi, al contrario, hanno presentato con maggior frequenza un comportamento ostinato e un’inclinazione verso atti di vandalismo. Il senso di responsabilità del bambino che si trova a crescere e ad accudire l’animale domestico, percepito come un amico, il costante stato di emotività positiva del pet –che si contrappone alle più facili alterazioni di umore dei genitori –contribuiscono a far vivere al piccolo un momento di minore incertezza.
Ma gli effetti dell’equilibrio affettivo e della sicurezza si ripercuotono prima di tutto sulle tendenze relazionali del ragazzo. La sicurezza infatti stimola il comportamento esplorativo, il desiderio di provarsi, e questo ci consente di affermare che la presenza domestica di un pet è centrale nel promuovere indipendenza e autostima. Il referente animale offre continuamente al ragazzo l’opportunità di cimentarsi in nuove esperienze e di sperimentarsi in una situazione abbastanza protetta. L’animale non si presenta ambiguo e contraddittorio come il mondo degli adulti; con l’animale è possibile fingersi adulti, mimare i modi e le consuetudini dei genitori e mettere alla prova la propria capacità di riprodurre i modelli appresi. Questa esplorazione nel mondo dei grandi, al riparo dei loro giudizi o delle beffe, alimenta nel giovane una specie di dialogo interiore, di introspezione che aiuta in modo considerevole lo sviluppo dell’autostima.
Il rapporto con le altre specie può davvero aprire la mente del ragazzo, offrirgli delle occasioni di crescita individuale e sociale, aumentare le sue proprietà di empatia e compassione, la sua capacità di tolleranza.
A noi genitori ed educatori il compito di vigilare su questo rapporto, di scegliere il giusto animale domestico come compagno per i nostri ragazzi, valutando le esigenze del pet e le nostre possibilità nell’ambito familiare.
Non c’è contraddizione tra l’educazione al rispetto del non umano e l’arrichimento educativo dell’umano, giacchè esiste un valore pedagocico, sociale e individuale nella capacità di relazionarsi con l’alterità animale.

Così gli animali, veri o di fantasia, aiutano i bambini a crescere

È facile intuire quanta attrattiva abbiano gli animali sui bambini. Le emozioni coinvolte sono spesso contrastanti. Se un piccolo gattino suscita tenerezza e voglia di accudimento, un lupo o una tigre feroce incutono paura e fascinazione.
Ma cosa c’entra il rapporto che un bambino ha con gli animali e la capacità di esprimere i propri talenti? La vicinanza al mondo della natura e al mondo animale può, per alcuni, facilitare sia il contatto con il proprio mondo interiore, sia la relazione con gli altri e l’espressione di sé.
Pensiamo a tutte le fiabe che coinvolgono animali domestici o selvaggi. Esopo, per esempio, compose numerose favole, spesso riferite agli animali, ma con trasparenti allusioni al mondo degli umani. Fedro racconta di personaggi animali che parlano il linguaggio degli uomini del tempo, rappresentandone le tendenze e i difetti. Allora il leone può incarnare la forza e la prepotenza, la volpe l’astuzia, il lupo l’ingordigia, l’agnello la mansuetudine perseguitata, l’asino la rassegnata sottomissione e così via.
Ed è come se i bambini comprendessero con più facilità questi sentimenti quando sono attribuiti a un animale piuttosto che ad altre persone.
Le prime esperienze del mondo, in cui dominano rapporti di forza anche violenti, sono molto ben rappresentante dalla durezza della vita animale. Pensiamo a quanto può essere crudele e aggressiva una leonessa che sbrana un agnellino. Questo può aiutare un bambino o una bambina a esplorare queste emozioni senza l’angoscia che originerebbe se esse fossero attribuite a bambini come loro.
Ma può essere anche molto importante il rapporto reale e quotidiano con un animale. Avere un cane o un gatto con cui il bambino si relaziona fa nascere la consapevolezza, data dal rapporto con essi, di avere a che fare con esseri viventi da rispettare e magari di cui prendersi cura.
Per alcuni bambini può succedere che sia più facile venire in contatto con un animale anziché con un coetaneo e questo è un grande aiuto per instaurare in seguito rapporti più sereni con gli altri bambini. Infatti è ormai noto il valore terapeutico della interazione umani-animali.

 

 

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